Da qualche parte era sicuramente scritto. Alex Zanardi, cresciuto nel mito di Ayrton Senna, ci ha lasciato il 1° maggio, lo stesso giorno in cui si è spento il campione brasiliano nel 1994.
La storia del pilota bolognese non è soltanto quella di un atleta, ma di un uomo che, nonostante le enormi difficoltà della vita, è riuscito sempre con il sorriso a superare i momenti più difficili, attraversando due esistenze.
La prima, dentro l’abitacolo di una monoposto sui circuiti della Formula 1 e della Formula Cart in America, la seconda, ricostruita dopo il terribile incidente del 2001, quando perse entrambe le gambe al Lausitzring.
La vita di Alex, quindi, ricomincia con la consacrazione alle Paralimpiadi con la handbike, 4 ori olimpici, a Londra 2012, a Rio 2016, oltre a dodici titoli mondiali ed è stata costellata di grandi successi, drammatiche cadute, faticose rinascite e nuove sfide.
Infine un altro devastante incidente il 19 giugno 2020, durante una staffetta benefica in Toscana. Alla guida della sua handbike perde il controllo in un tratto di strada in discesa e si scontra con un camion. Le conseguenze sono gravissime. Mesi di cure intensive, lenta stabilizzazione clinica e un processo riabilitativo lontano dai riflettori.
Alex Zanardi spegne definitivamente il suo motore a 59 anni nella notte tra il 1° e 2 maggio.


Se da una parte c’è un’Italia che piange per la scomparsa di Zanardi, un’altra gioisce per la vittoria di Andrea Kimi Antonelli in F1 a Miami e di Jannik Sinner a Madrid.
L’enfant prodige della Mercedes ha vinto il terzo Gran Premio di Formula 1 consecutivo, quello di Miami negli Stati Uniti.
L’ultimo italiano a vincere tre Gran Premi consecutivamente in F1 fu Alberto Ascari nel 1952.
A 19 anni, ne compirà 20 ad agosto, Antonelli ha gestito una gara magistralmente, con la testa e l’esperienza di un pilota navigato.
Per circa 30 giri è riuscito a contenere gli attacchi della McLaren di Lando Norris, campione del mondo in carica, dimostrando una maturità agonistica senza precedenti.
Per il momento, il suo punto debole sono le partenze. Quando migliorerà anche questo particolare, non da poco, sarà molto difficile riuscire a batterlo. Gli altri team dovranno accelerare l’aggiornamento delle loro monoposto e abituarsi più in fretta al nuovo format di questa stagione.
Chi continua a deludere, ma ormai ci siamo abituati, è la Ferrari.
All’ultimo giro Leclerc ha fatto un testacoda ed è passato dalla terza alla sesta posizione, poi retrocesso in ottava per una penalità. Punti importanti lasciati per strada. Un errore finale figlio di una situazione tecnica complicata che lo ha costretto a provare tattiche fantasiose per agguantare il podio. Hamilton ha fatto l’impiegato chiudendo sesto.
Quello di Miami è stato il primo Gran Premio dopo oltre un mese di stop. L’ultimo si era corso in Giappone il 29 marzo. In mezzo ci sarebbero dovuti essere Bahrein e Arabia Saudita, entrambi cancellati per la guerra in Medio Oriente. Così il circus della F1 ha perso oltre 200 milioni di dollari, ma se lo possono permettere.


Ma non c’è solo la Formula 1. A Madrid il “rullo compressore” Jannik Sinner, ha demolito Alexander Zverev. Il nostro numero 1 al mondo ha conquistato il quinto “Master 1000” di fila grazie al successo per 6-1 6-2 sul tedesco. Una partita durata appena 57 minuti, poco più di un riscaldamento. Tanto per fare una battuta, se Zverev avesse affittato il campo per un’ora, forse gli avrebbero dato il resto dei soldi per non aver terminato l’ora di gioco.
Scherzi a parte, senza nulla togliere a Sinner, il tedesco sicuramente non era nella sua forma migliore. Forse avrebbe vinto un game in più, perché contro questo Sinner c’è poco da fare. Ora si va a Roma. Nel palmares di Jannik manca il trofeo della capitale. Chissà che spettacolo ci riserverà.


